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Scendevano lentamente dai monti del Vermio. Dal sentiero che portava a valle s'apriva allo sguardo una piana immensa avvolta da una leggera foschia lattiginosa. I due sostarono per far riposare i cavalli. L’aria, nonostante la calura, a quell’altezza era leggera, odorosa d’origano e di timo. Da un’apertura nella vegetazione contemplarono il panorama accompagnato dal monotono scrosciare in lontananza delle acque dell’Aliacmonas e dal frinire assordante delle cicale.
A: - “Guarda la linea d’orizzonte, laggiù si scorge il mare!”
Un giovane dai capelli rossicci lunghi e mossi e dai lineamenti efebici stava indicando un punto in lontananza.
E: - “Lo vedo. Pensa, tuo padre ha conquistato le terre che si vedono da qui”
A: - “Ma noi possiamo osare di più, andare oltre il Bosforo, fino alle porte di Samarcanda e più in la' ancora …”
E: - “Sarò con te sempre, amico mio, ovunque andrai!”
Il sole s’oscurò per il passaggio di nubi basse, che ombreggiavano la piana. Un ramo secco si schiantò con fragore al suolo e per un istante le cicale interruppero la loro litania, uno stormo di corvi s’alzo rapido in volo sparpagliandosi e ricamando in cielo oscuri presagi.
E: - “Guarda cosa c’è là, hai visto?”
Poco distante un grosso serpente olivastro strisciava veloce a zig-zag per nascondersi nella boscaglia. Alessandro prese l’arco che portava a tracolla. Glielo aveva costruito un arciere cretese, con un ramo del salice che stava davanti al palazzo, fatto asciugare lentamente al sole, e poi curvato con una corda di budello di pecora. Estrasse una freccia dalla faretra, tese l’arco con tutta la sua forza e scoccò il dardo. Il serpente fece un balzo e stramazzò al suolo contorcendosi furiosamente.
E: - “Bel colpo! ma oggi Artemide non ti è stata propizia, la tua spada è rimasta nel fodero”
A: - “I battitori non hanno fatto un buon lavoro e i cani erano stanchi. Lascio a te le imprese di caccia, a me spetta altra gloria, lo ha presagito la Pizia, ricordi? Ma dimmi Efestione, quanto è vasto seconde te il mondo?”
E: - “Non lo so, il maestro dice 400.000 stadi”
A: - “Voglio vedere … voglio proprio vedere dove termina!”
E: - “Lo sai, dice che ha la forma di una grande sfera. Non ha né fine né inizio!”
A: - “Lo scopriremo! Andiamo, abbiamo ancora parecchia strada per tornare a Pella”.
Il giovane montò sul suo amato cavallo, seguito dall’amico e sparirono insieme inghiottiti dai larici e dai castagni.